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Diario
30 gennaio 2009
Scusi, per Baile Átha Cliath?

Ho ricevuto un messaggio dal Mozzo di Prua: era un nuovo numero, ma prima che riuscissi a rispondere l'ho inavvertitamente cancellato. Erano mesi che non lo sentivo, se passi di qua, Fratello, perdonami e fatti vivo nuovamente.
Poi ho incontrato pure Ivan Zazzaroni, ma era al telefono e non ho potuto chiedergli notizie di Robi. Forse era al telefono con Robi, forse proprio col caro Mozzo di Prua.
Dublino è la soluzione.
Il Capitano, ovviamente
| inviato da lacongregadellaspiga il 30/1/2009 alle 20:3 | |
3 luglio 2008
Time to pretend
I’m feeling rough, I’m feeling raw, I’m in the prime of my life.
Let’s make some music, make some money, find some models for wives.
I’ll move to Paris, shoot some heroin, and fuck with the stars.
You man the island and the cocaine and the elegant cars.
This is our decision, to live fast and die young.
We’ve got the vision, now let’s have some fun.
Yeah, it’s overwhelming, but what else can we do.
Get jobs in offices, and wake up for the morning commute.
Forget about our mothers and our friends
We’re fated to pretend
To pretend
We’re fated to pretend
To pretend
I’ll miss the playgrounds and the animals and digging up worms
I’ll miss the comfort of my mother and the weight of the world
I’ll miss my sister, miss my father, miss my dog and my home
Yeah, I’ll miss the boredem and the freedom and the time spent alone.
There’s really nothing, nothing we can do
Love must be forgotten, life can always start up anew.
The models will have children, we’ll get a divorce
We’ll find some more models, everyting must run it’s course.
We’ll choke on our vomit and that will be the end
We were fated to pretend
To pretend
We’re fated to pretend
To pretend
Yeah, yeah, yeah
Yeah, yeah, yeah
Yeah, yeah, yeah
Yeah, yeah, yeah
mgmt
time to pretend
| inviato da lacongregadellaspiga il 3/7/2008 alle 14:51 | |
9 marzo 2008
Nostalgie.
Mi manca Roma.
Roma ti accoglie come il preferito fra i suoi figli, ti
abbraccia e non ti incatena, ti ama e non ti soffoca. Ti lascia andare e sembra
che non gliene importi granchè, non se la prende e sta lì, pronta a
riabbracciarti senza chiedere spiegazioni.
Io questa cosa l’ho trovata solo a Roma. Per questo casa è
Roma, per questo tornare è tornare a Roma.
Dove son nato non mi son mai trovato. Ci sono nato e
vissuto, ma non sono di lì. Per questo nostalgia è Roma, per questo, forse,
futuro sarà Roma.
Per questo.
Per questo e per le strade, che sono sempre piene delle
persone che voglio vedere, persone che non conosco ma che mi piace sentir
parlare. Persone per le quali sono uno dei tanti, ma non me lo fanno pesare e
poi quanto mi piace essere uno dei tanti.
Roma in agosto ti premia. Tu la scegli, decidi di non
abbandonarla e lei diventa più bella, più sorridente e veste i colori più belli
che ha e vorresti che fosse sempre agosto sul ponte Garibaldi, da una parte San
Pietro, dall’altra la Sinagoga, in mezzo tu e lei.
Roma è dove sono stato felice, che non è poco.
Dalla città in cui sono nato sono scappato e non mi vergogno
a dirlo. Roma stava lì, era luglio e faceva caldo e allora Roma aveva i capelli
biondi e svariati centimetri più di me. Giravamo in macchina e ho capito subito
che non mi sarei mai stancato di attraversarla, di scoprire i vicoli, i quartieri, la Storia, le storie.
A Roma ho ritrovato gli amici migliori, tutti. Non è un caso
se stanno quasi tutti lì, forse. A Roma ho trovato lei, e non è poco nemmeno
questo.
A mio figlio racconterò di Roma e di come mi ha salvato.
(se firmarsi così ha ancora un senso) Il Capitano
| inviato da lacongregadellaspiga il 9/3/2008 alle 12:53 | |
8 ottobre 2006
Turn me on dead man...turn me on dead man

| inviato da il 8/10/2006 alle 22:3 | |
21 maggio 2006
Uno pulito.

| inviato da il 21/5/2006 alle 9:16 | |
30 giugno 2005
Sabato 11 giugno 2005

"Venezia è bella, ma non ci vivrei".
| inviato da il 30/6/2005 alle 20:53 | |
21 maggio 2005
Che fare?

Ch'io possa perdere la mia fama di Nobile, immeritata e tuttavia da voi sodali riconosciuta, se negli ultimi mesi Sofia ha fatto anche un solo passo verso Libertà e io, colpevolmente distratto, non mi sono accorto del suo fluttuare tra le onde. No, Sofia è ferma, ferma davvero stavolta, da troppo tempo, tanto da far nascere in me il dubbio che rimetterla in cammino sia impresa degna di capitani più coraggiosi. Avevamo un'idea folle e splendida, quando un anno fa ci siamo imbarcati su questa chiatta alla quale tu, Mozzo di Prua, mio sincero amico, hai dato il nome che meritava e il mare cui anelava. Avevamo un obiettivo, una meta, un porto da raggiungere e questo porto si chiamava Libertà e l'obiettivo era salvarci dall'abbruttimento, fuggire la nebbia fitta dell'abitudine ai giorni tutti uguali. Abbiamo navigato a lungo in questi mesi e spesso Sofia è sembrata in grado non solo di raggiungere Libertà ma di rendere più sopportabile la distanza tra di noi, fratelli non per nascita, ma per scelta e per destino. E' a questa scelta che dobbiamo fedeltà, a questo destino che non possiamo sottrarci. Chiudere non possiamo, l'abbiamo detto più volte. Chiudere non vogliamo, aggiungo per parte mia, ma così credo sia anche per voi. Allora che fare adesso per salvare l'amata Congrega e raggiungere Libertà?Lo chiedo a te Mozzo di Prua, che sei stato la mente che ha pungolato i nostri cuori in sonno; a te Timoniere, che per troppo tempo ci hai lasciato orfani del tuo consiglio; a te Mozzo di Poppa, mia irrinunciabile spalla. Vi chiedo che fare adesso? Il Capitano
| inviato da il 21/5/2005 alle 18:42 | |
18 febbraio 2005
18 febbraio. Sulla chiatta si festeggia.

Auguri Roberto.
La Congrega della Spiga
| inviato da il 18/2/2005 alle 1:1 | |
14 febbraio 2005
Pantani
Le cose più grandi sono quelle che ha fatto quando tutti dicevano che era finito.
Era facile infatti, facile per lui, dominare le salite, renderle dolci e piane, quando a nessuno sarebbe venuto in mente di negare che era il più grande. Quando, tolta la bandana con un gesto che per gli avversari era un saluto, più che una sfida, si lasciava indietro tutti, rossi in volto, in affanno, sorpresi e ammirati. Restavamo lì a piangere e ridere insieme, con De Zan a cantare le gesta dell’eroe quasi fosse un poema epico, perché questo è il ciclismo, questo era, epica che fa piangere e ridere insieme.
Poi il buio, il silenzio; no, le urla, l’indice puntato, che strano godimento sentire quanto rumore fa un eroe che cade.
Su quelle salite, quelle con gli occhi addosso che aspettavano l’ultima caduta, ha fatto le cose più grandi. Lui che era il più grande si è fatto gregario di nuovo, quando le forze erano poche, perché le gambe andavano, ma la testa non voleva sentirne. Ha piegato le salite per il compagno più giovane, perché la strada lo sa, non dimentica, la strada lo sa e si lascia piegare.
Con la faccia triste, ha fatto capire a un texano troppo sicuro di sé che persino col piombo che si portava addosso, in salita volava più di lui.
Poi di nuovo buio, e silenzio. Stavolta silenzio d’attesa, di speranza, perché il Pirata prima o poi dovrà tornare, così dicevamo. E nell’ultima fotografia è tornato grande, il più grande, uno scatto che lascia indietro tutti, ancora una volta, rossi in volto, in affanno, sorpresi e ammirati. Ma per poco, troppo poco, solo per pochi metri.
La fine è ancora buio e silenzio, silenzio vero, su quella strada che non si lascia piegare più da nessuno, perché la strada riconosce chi sa far ridere e piangere insieme.
Il Capitano
| inviato da il 14/2/2005 alle 0:50 | |
12 febbraio 2005
Diario di bordo. Fai con calma, Timoniere.
Ha bussato alla porta e ha chiesto permesso a voce bassa, come se non fosse casa sua, quasi potessimo impedirgli di entrare. Cazzo, urlaci che sei tornato, usa le chiavi, se le hai perse butta già la porta, questa è casa tua, Timoniere.
Eravamo lì, Mozzo di Prua, Mozzo di Poppa e io, il Capitano, in tre, da troppo tempo in tre. Lo aspettavamo. Non era la prima volta, ma stavolta era diverso. Il Mozzo di Prua mi guardava negli occhi ogni tanto come a cercare una risposta, una spiegazione che io ignoravo almeno quanto lui. Il Mozzo di Poppa tamburellava con le mani sulle gambe, come sempre ma più triste. C’era un’aria da Beatles in studio nel sessantanove, un’aria da the dream is over, per dirla come Lennon. Ma nessuno di noi voleva dire basta. E d’altra parte come avremmo potuto?chi avrebbe potuto? Sapevamo benissimo che questa cosa non l’avevamo voluta noi, questa cosa che chiamiamo Congrega della Spiga, ce la siamo trovata cucita addosso, noi quattro, non possiamo chiuderla e far finta di niente, Lei c’è.
Va beh, comunque. Eravamo lì attorno a questo tavolo, sotto la stiva di questa chiatta che risponde al nome di Sofia, ma solo se a chiamarla è il Timoniere. Perché senza di lui non c’è verso di tenerla ferma, Sofia; senza di lui Sofia soffre e si agita e per quanto noi possiamo cercare di controllarla, è tutto inutile, perché lei sembra andare volutamente verso il centro della tempesta, quasi voglia farsi risucchiare.
C’era vento ieri sera, tanto vento, e il mare era veramente incazzato, come poche volte l’abbiamo visto in questi mesi. Eppure Sofia oscillava dolcemente, culla mossa da mano di madre. E il Mozzo di Prua mi guardava e il Mozzo di Poppa tamburellava ancora triste, ma un po’ meno e io guardavo oltre quei piccoli oblò e vedevo il mare in burrasca e Sofia oscillare dolcemente e a un tratto ho sentito qualcosa. Piano, tre colpi alla porta e una voce grossa ma timida, che chiedeva di poter entrare. Ed era lui, il Timoniere. E giuro che avrei pianto se non avesse prevalso la voglia di mandarlo affanculo per aver dimenticato le birre e averci costretto a una serata a base di Redbull. Ma in fondo sono queste le prove su cui si cementa un’amicizia.
Il Timoniere ha ripreso in mano Sofia e lo sapevo che l’avrebbe fatto prima o poi, anche se stavolta ci ha messo un po’ troppo.
Ora delle tempeste me ne fotto, come Capitano e come uomo, perché so che c’è lui e il vento non si azzarda e il mare lo teme. Perché a lui basta guardarlo il mare, per fargli capire come stanno le cose.
Il Capitano
| inviato da il 12/2/2005 alle 23:29 | |
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