Blog: http://lacongregadellaspiga.ilcannocchiale.it

Diario di bordo. Fai con calma, Timoniere.

Ha bussato alla porta e ha chiesto permesso a voce bassa, come se non fosse casa sua, quasi potessimo impedirgli di entrare. Cazzo, urlaci che sei tornato, usa le chiavi, se le hai perse butta già la porta, questa è casa tua, Timoniere.

Eravamo lì, Mozzo di Prua, Mozzo di Poppa e io, il Capitano, in tre, da troppo tempo in tre. Lo aspettavamo. Non era la prima volta, ma stavolta era diverso. Il Mozzo di Prua mi guardava negli occhi ogni tanto come a cercare una risposta, una spiegazione che io ignoravo almeno quanto lui. Il Mozzo di Poppa tamburellava con le mani sulle gambe, come sempre ma più triste. C’era un’aria da Beatles in studio nel sessantanove, un’aria da the dream is over, per dirla come Lennon. Ma nessuno di noi voleva dire basta. E d’altra parte come avremmo potuto?chi avrebbe potuto? Sapevamo benissimo che questa cosa non l’avevamo voluta noi, questa cosa che chiamiamo Congrega della Spiga, ce la siamo trovata cucita addosso, noi quattro, non possiamo chiuderla e far finta di niente, Lei c’è.

Va beh, comunque. Eravamo lì attorno a questo tavolo, sotto la stiva di questa chiatta che risponde al nome di Sofia, ma solo se a chiamarla è il Timoniere. Perché senza di lui non c’è verso di tenerla ferma, Sofia; senza di lui Sofia soffre e si agita e per quanto noi possiamo cercare di controllarla, è tutto inutile, perché lei sembra andare volutamente verso il centro della tempesta, quasi voglia farsi risucchiare.

C’era vento ieri sera, tanto vento, e il mare era veramente incazzato, come poche volte l’abbiamo visto in questi mesi. Eppure Sofia oscillava dolcemente, culla mossa da mano di madre. E il Mozzo di Prua mi guardava e il Mozzo di Poppa tamburellava ancora triste, ma un po’ meno e io guardavo oltre quei piccoli oblò e vedevo il mare in burrasca e Sofia oscillare dolcemente e a un tratto ho sentito qualcosa. Piano, tre colpi alla porta e una voce grossa ma timida, che chiedeva di poter entrare. Ed era lui, il Timoniere. E giuro che avrei pianto se non avesse prevalso la voglia di mandarlo affanculo per aver dimenticato le birre e averci costretto a una serata a base di Redbull. Ma in fondo sono queste le prove su cui si cementa un’amicizia.

 

Il Timoniere ha ripreso in mano Sofia e lo sapevo che l’avrebbe fatto prima o poi, anche se stavolta ci ha messo un po’ troppo.

Ora delle tempeste me ne fotto, come Capitano e come uomo, perché so che c’è lui e il vento non si azzarda e il mare lo teme. Perché a lui basta guardarlo il mare, per fargli capire come stanno le cose.

 

Il Capitano

Pubblicato il 12/2/2005 alle 23.29 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web